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mercoledì, gennaio 28, 2004
TODAY Fine Gennaio, tempo di nominations agli Oscar. Che dire, sono rimasto profondamente deluso per l’esclusione di "Io Non Ho Paura", il bellissimo film di Salvatores, dalla rosa dei candidati come miglior film straniero. Nulla da obbiettare sui prescelti film stranieri (che peraltro non ho visto a parte le Invasioni Barbarariche) ma per quel che mi riguarda l’interesse su chi saranno i vincitori decisamente diminuisce. Diciamo la verità, quest’anno i film candidati non sono certo capolavori, non lo sono mai stati a dire il vero perché sappiamo che le lobbies coinvolte tendono sempre a premiare i grandi nomi, i grandi blockbusters e via dicendo, ma quest’anno rispetto al passato c’è ancora meno entusiasmo, ancora meno sorpresa. Le cose vanno un po’ meglio per la candidatura dei registi; figuarano nomi altisonanti come i gia’ citati Weir e Eastwood, ancora la Coppola che e’ tra le più interessanti nel panorama femminile (premetto che "Il Giardino delle Vergini Suicide" mi era proprio piaciuto), scontato Peter Jackson (al quale se non altro va riconosciuto lo stacanovismo) e infine Fernando Meirelles al suo secondo film, pare anche bello, "City Of God" Molto soddisfatto per gli attori protagonisti: nulla da dire su Sean Penn (che avrei candidato anche per 21 grammi) al quale auguro di vincere, ma anche per gli altri da Murray, a Law, da Kingsley a Depp che reputo, insieme a pochissimi altri, tra i migliori attori in circolazione, anche se avrei scelto di candidare Tom Cruise per l’ottima e sentita interpretazione nell’ "Ultimo Samurai", magari al posto di Depp che di film ne ha interpretati molti e di piu’ belli rispetto alla "Maledizione della Prima Luna", anche da protagonista. Riguardo i non protagonisti qui cominciano le dolenti note: innanzitutto perchè Alec Baldwin! Ora, io non ho visto il film "The Cooler", ma ho sempre nutrito seri dubbi sul fatto che i fratelli Baldwin, compreso Alec, fossero davvero attori, oggi sono stato smentito, Alec è stato candidato come miglior attore non protagonista…. Quasi da non credere!!!! A questo punto tifo per Tim Robbins, davvero bravo in Mystic River e eccellente attore comunque sempre (e sarebbe un grande smacco se vincesse verso chi lo aveva boicottato in quanto contrario alla guerra in Iraq) , bene per Benicio del Toro (per 21 grammi che, seppur non un capolavoro, meritava comunque qualcosa di piu’), mentre sono abbastanza contento per Watanabe. Passiamo alle attrici protagoniste: primo su tutte il mio voto va a Diane Keaton, non l’ho ancora vista in "Something Gotta Give" ma la reputo un’attrice davvero completa (tra l’altro e’ tra le protagoniste del film culto del nostro gruppo "Il Club delle Prime Mogli), voto anche per Naomi Watts (brava davvero nel già citato 21 Grammi), ordinaria amministrazione per le altre. Tra le non protagoniste I miei voti vanno alla Zellweger e a Holly Hunter (piu’ per le indiscusse capacità che per i film con i quali si sono candidate, che non ho visto). Riguardo il miglior film straniero, ovviamente a questo punto, la mia simpatia va al canadese Le Invasioni Barbariche (ma il Canada non Insomma, grande delusione per i film esclusi: oltre al citato "Io non ho paura" sono rimasti fuori ad esempio Kill Bill, Dogville, La 25ma ora….. le grandi major hanno fatto come al solito da padrone, hanno mascherato un minimo di impegno includendo Lost in Translation e non potevano non prendere in considerazione ovviamente Mystic River (che tra i cinque e’ l’unico che merita davvero la statuetta) vista l’importanza del regista. A questo punto se non vincerà il film di Eastwood significa che la notte degli Oscar è la solita buffonata americana che ogni anno si ripete. Fuori tempo massimo Ad ogni modo durante la mia permanenza in terra sud africana resterò a digiuno di cinema: qui nei mega-multi-cineplex funzionano soltanto i roboanti polpettoni hollywoodiani e qualche simpatica produzione indiana della cosiddetta Bollywood, per trovare un film decente bisogna spostarsi nel sobborgo di Rosebank dove a volte qualche film europeo (magari di discreto successo) o qualche produzione americana indipendente vengono proiettati nelle uniche due sale disponibili al genere di tutta Johannesburg. Desolante! posted by: Carter | 23:37 | commenti (3) venerdì, gennaio 23, 2004
Cosa non perdere questa settimana: eccoci arrivati al consueto appuntamento settimanale, uno sguardo alle uscite di questo weekend:
E con quest' ultimo post si chiude momentaneamente la rubrica in quanto il sottoscritto se ne andrà per qualche settimana al caldo (vedi post qui sotto). A presto! posted by: Carter | 12:27 | commenti (7) mercoledì, gennaio 21, 2004
Nkosi Sikelel’ Nkosi Sikelel’ iAfrica, con queste parole comincia l’inno nazionale Sud Africano in lingua Xhosa, composto nel lontano 1897 da un’ insegnante di una scuola metodista di Johannesburg, per anni ha rappresentato le sofferenze degli oppressi durante il periodo dell’apartheid; oggi nel "nuovo Sud Africa" rappresenta l'intera nazione ed e’ stato affiancato all' inno "boero", cioe’ dei bianchi coloni olandesi, e ufficialmente viene proposto nelle principali lingue parlate nel paese, ovvero in xhosa, in zulu, in sesotho, in afrikaans e in inglese. Si capisce già dal "national anthem" quanti e quali problemi di convivenza abbia avuto e abbia ancora il Sud Africa da quando, alla metà del seicento, i primi coloni raggiunsero le coste del Capo di Buona Speranza al seguito delle navi olandesi, di ritorno dalle Indie. Molti sono i film recenti che ci hanno raccontato il Sud Africa, della sopraffazione e delle violenze imperanti nel paese da sempre, alcuni di questi sono davvero belli come "Un Mondo a Parte" di Chris Menges datato 1988, o "Un’Arida Stagione Bianca" con Donald Sutherland, Susan Sarandon e Marlon Brando altri più ordinari e di grande respiro come "Grido di Libertà" di Sir Richard Attenborough con Kevin Kline e Denzel Washington che racconta la storia di Steve Biko , attivista nero non violento che lottava contro l’apartheid, o come "La Forza Del Singolo" , del 1992, con Morgan Freeman. Tra i più sconosciuti, ma non meno impegnati sull’argomento, ricordiamo "Sarafina!" con Whoopi Goldberg, sorta di musical che trae spunto dai fatti di Soweto della fine degli anni ’70, o dell’ inedito (qui da noi) "Bopha!" del 1993, esordio alla regia di Morgan Freeman con Dennis Glover. E’ proprio alla fine degli anni 70 e per tutto il decennio a venire che il Sud Africa è comparso spesso sulle prime pagine dei giornali: le ingiustizie dell’ apartheid, la reclusione di Nelson Mandela avevano fatto gridare allo scandalo il mondo intero, poi quando nel 1994 il muro dell’ apartheid crollò il paese venne relegato a brevi trafiletti nelle seconde pagine dei quotidiani per ricomparire quasi esclusivamente sui cataloghi delle agenzie di viaggio come esclusiva meta turistica. Purtroppo le sofferenze dei popoli che lo abitano non sono certo finite, ancora oggi il Sud Africa vive le sue contraddizioni in maniera violenta, la convivenza tra bianchi e neri (dove i primi sono una minoranza ma pur sempre economicamente consistente) non è affatto distesa, la criminalità è sempre alle stelle, povertà, disoccupazione che oggi, a differenza di un tempo, è un problema che tocca anche la popolazione bianca, in particolar modo il ramo afrikaner, ovvero il ceppo olandese primo colonizzatore del paese, sono problemi ben lungi dall’essere risolti. Ma il Sud Africa resta comunque un paese affascinante, dal mio primo viaggio nel 1992, quando mi trasferii a vivere a Johannesburg per quasi un anno, e poi nei successivi dove ho assistito in prima persona a tutti i cambiamenti mi sono indissolubilmente legato alla sua storia: dalla fine dell’ apartheid, al referendum sulle votazioni, alle prime libere elezioni del 1995, quando anche i neri per la prima volta poterono votare, alla liberazione di Nelson Mandela, che divenne presidente nel 1996 a fianco di DeKlerck, il precedente leader del governo bianco, come vice presidente e alle nuove elezioni del 1998 che portarono definitivamente il Congresso Nazionale Africano (ANC) al governo con il nuovo presidente nero Thabo Mbeki, la passione e l’amore per questo paese è sempre cresciuto. Ogni anno ci ritorno almeno per un mese; la sua gente, bianchi, neri, coloured, meticci, asiatici, la sua storia cosi’ intrisa di sangue, di passione, di grandi eventi e di grandi personaggi che hanno lottato per i loro ideali, le terre sconfinate, gli spazi infiniti, il "veldt" la savana più arida e rossa cosi’ come i tramonti, che sono davvero unici in Africa, le grandi città pulsanti come Johannesburg, come i sobborghi ricchi di ville con alte recinzioni, esclusive abitazioni dei bianchi, le acque agitate del Capo di Buona Speranza, dove l’oceano Atlantico incontra l’oceano Indiano, le deliziose cittadine sulla costa, le fattorie dei boeri nell’interno così come le "township" di baracche abitate dai neri più poveri, la natura incontaminata che cambia di volta in volta, di zona in zona, dal deserto alle verdi colline ricche di vigneti, sono davvero i mille volti di "un mondo in un solo paese". Tutto ciò ha fatto sì che il Sud Africa diventasse un po’ la mia seconda terra dove è bello tornarci per assaporarne gli odori, perdersi nei suoi colori, nelle sue stagioni, in quel crogiolo di razze, di centinaia di idiomi e dialetti. Il fascino di una terra che sino dalla prima battaglia tra boeri e zulu ai bordi del fiume "rosso", il rosso del sangue versato, ha sempre comunque raccolto e stregato la vita di chiunque vi si sia stabilito o vi sia soltanto passato, almeno per una volta. Tornerò ancora in quella che considero un po’ anche casa mia, anche la mia vita è legata al Sud Africa sia per ragioni meramente professionali che sentimentali, ho molti ricordi che mi aspettano laggiù insieme a luoghi, volti, gente da rivedere e riscoprire e vorrei poterne legare altri ancora e tessere un filo che unisca altre persone che amo oggi qui con quella terra ocra e quel cielo infuocato che mi sono rimasti dentro per sempre. Nkosi Sikelel iAfrica, Dio benedici l’Africa…… posted by: Carter | 17:06 | commenti (5) martedì, gennaio 20, 2004
21 GRAMMI Un mosaico drammatico che spiazza emotivamente Tre storie, tre percorsi separati, tre disperazioni che si intrecciano casualmente, tragicamente. Un ex detenuto, ora votato alla religione, deve combattere con il rimorso, un insegnante che lotta con un cuore malato, una donna costretta al dolore immane di un lutto, finiranno per trascinare insieme i loro tormenti verso l’unica comune via per la redenzione. Il film di Alejandro Gonzalez Inàrritu è intriso di angoscia, di amarezza, come angosciante è la periferia americana, uguale nelle strade, nelle sue case, nei suoi giardini e aiuole, nel suo cielo livido e grigio di un perenne autunno. C’e’ una sensazione persistente di fine, intesa come morte, in ogni inquadratura, in ogni sguardo dei bravissimi interpreti (tutti indistintamente superlativi, compresi i personaggi secondari) . Inàrritu scompone e frammenta un racconto, altrimenti lineare e quasi banale, e lo ripropone come i mille tasselli di un puzzle, frantumato in decine di brevi spezzoni, a volte indecifrabili e complicati, gettati alla rinfusa davanti allo spettatore che in parte destabilizzano e purtroppo tendono a far perdere parte del pathos. E’ comunque un film interessante, sia dal punto di vista narrativo sia per la straordinarietà del montaggio; i 21 grammi del titolo sono l’ ipotetico peso che il corpo umano perde al momento di esalare l’ultimo respiro, la sensazione che si avverte alla fine è di grande smarrimento e il peso (reale) di una ineluttabile conclusione non lascia intravedere alcuna salvezza. Personalmente: Sean Penn, Naomi Watts e Benicio Del Toro: tutti davvero bravi, ma la (de) costruzione del racconto alla lunga un po’ annoia. posted by: Carter | 10:50 | commenti (3) mercoledì, gennaio 14, 2004
IN THE CUT Un thriller per raccontare, ancora una volta, una storia al femminile Premesso che ho sempre considerato Jane Campion un’ onesta mestierante, con in attivo alcuni film più che apprezzabili ("Ritratto di Signora" e "Un Angelo alla Mia Tavola" su tutti) altri un po’ meno (il pluri premiato "Lezioni di Piano" l’ho trovato stucchevole, "Holy Smoke" estremamente pesante), con quest’ ultimo "In The Cut" c’e’ però una leggera inversione di tendenza; nel racconto, un po’ abusato, della vittima che si innamora del suo carnefice, la Campion propone un modo nuovo per svelare l’ essenza della femminilità. Ancora storie di donne tagliate nel profondo dell’anima, di una sessualità sempre sull’orlo di un baratro fatto di ricordi e memorie già di per se’ abusati e fatti a brandelli come i corpi delle vittime del serial killer. Le atmosfere sono cupe, come grigia e cupa e’ la New York che un’ insolita Meg Ryan (insolita per il ruolo) attraversa con disincanto, quasi consapevole che la sua curiosità morbosa la condurrà verso il pericolo, oltre quel baratro. . Con un thiller convenzionale, con finale convenzionale, Jane Campion riesce a offrire il ritratto di una donna che attraversa il confine tra moralità e perversione, che scava nel profondo della propria esistenza e della propria infanzia quasi a riscattare un intero universo femminile più volte ingannato. Personalmente: decisamente prevedibile il thriller, geniale se usato come tramite, ma la Ryan è preferibile nei panni dell’ insonne per amore o della postina del cuore. posted by: Carter | 17:46 | commenti (7) venerdì, gennaio 09, 2004
LE INVASIONI BARBARICHE Un piccolo capolavoro, commovente al punto giusto Dopo diciassette anni tornano i personaggi di "Il Declino dell’ Impero Americano", il primo film di Denys Arcand del 1987, questa volta riuniti dalla malattia terminale di Rèmy, disilluso docente universitario, impenitente donnaiolo che sognava di lasciare una traccia consistente nel mondo e che si ritrova con un figlio lontano, bigotto e capitalista al quale si riavvicinerà negli ultimi giorni di vita. Poteva essere un drammone qualsiasi, poteva strappare lacrime ai più sensibli, e a tratti ci riesce, ma "Le Invasioni Barbariche" e’ tra i più bei film corali visti recentemente; senza scadere nel patetico, malgrado il tema della malattia, con leggero cinismo lascia trasparire dal chiacchierare di ognuno dei personaggi la consapevolezza comune di una fine, la fine per molti della giovinezza, delle speranze, degli ideali. Un chiacchierare colto che attraversa la storia del mondo dal medioevo ad oggi e rimarca ancora una volta un ritorno alle "barbarie" dei nostri giorni, della nostra società. Sembra quasi improbabile, come mi ha fatto notare l’amico C., che gli amici di Rèmy ritrovatisi al suo capezzale in un triste ospedale in sfacelo di Montreal, possano riportare nei loro discorsi tutte quelle date e quei riferimenti storici sempre con precisione, ma il punto di forza è proprio in questi dialoghi raffinati e intelligentemente ironici che riescono a farci sorridere mischiando umorismo con l’amara realtà della morte, consapevole e inevitabile finale di più esistenze destinate a un declino, che combacia tristemente con quello dell’ intera umanità. Personalmente: da rivedere perche’ si tende a perdere molti passaggi dei dialoghi e delle battute, necessari a legare lirica e concretezza per trarne l’essenza. posted by: Carter | 17:09 | commenti (7) lunedì, gennaio 05, 2004 ALLA RICERCA DI NEMO Diverte e commuove la nuova storia firmata Disney e targata Pixar.
E’ difficile pensare che giunti a un certo punto della propria vita si riesca ancora a provare forti emozioni davanti a un cartone animato, è difficile ma possibile. La storia del piccolo pesciolino Nemo alla scoperta del mondo e del suo papà che affronta il mare aperto per ritrovarlo non solo tocca in maniera profonda e sincera le corde dei sentimenti anche (e soprattutto) di chi bambino non lo è più da un bel po’, ma affascina per l’ intelligenza e la genuinità con le quali l’ intera pellicola è stata pensata. A parte l’ eccezionale tecnica d’ animazione alla quale la Pixar ci aveva già abituato con altri lungometraggi come Monster & co e i due Toy Story (e assolutamente è da non perdere il corto, proposto prima del film, datato 1989 che la dice lunga sulle particolari capacità della casa di animazione) tutto il film è pervaso da ritmo e poesia, da momenti commoventi e esilaranti, studiato per strabiliare e appassionare e presentare un mondo, quello sommerso del mare, ricco di vita ancora più credibile di quanto non sia quella di altri personaggi creati dalla Disney. Non c’è una vera e propria morale nel viaggio che il pesce pagliaccio Marlin intraprende con la compagna di strada, pardon, di mare Dory (stupendamente doppiata da Carla Signoris) per cercare Nemo, c’è invece una scoperta continua di nuove creature e nuovi mondi, un confronto diretto tra esseri diversi (diversi anche nei loro handicap come Nemo e la sua pinna atrofica, Dory e la sua perdita di memoria) che inducono a riflettere e pensare ed è bellissimo che il tramite siano personaggi d’animazione resi (in)credibilmente reali, quasi umani. Oltre ai dialoghi, in certi momenti davvero spassosi anche per come vengono tratteggiati i caratteri di tutti i personaggi, c’è una vena squisitamente cinefila grazie a varie citazioni sparse per tutto il film, una su tutte le note musicali che introducono Darla, la nipotina pestifera del dentista che ha rinchiuso il piccolo Nemo nell’acquario, che molti avranno riconosciuto essere quelle del film “Psyco”. Ad un certo punto della propria vita ci si può, e ci si deve, commuovere davanti a un cartone animato, assolutamente si' se è realizzato come questo "Alla Ricerca di Nemo". Personalmente: non ho mai amato i disegni animati, tanto meno quelli Disney, ma questo è appassionante quanto un vero film. posted by: Carter | 19:14 | commenti (8) |
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