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venerdì, aprile 09, 2004
Le Regole dell'Attrazione Misera analisi sulla gioventù bruciata (l'ennesima) dal testo di Ellis Non era facile trarre da un romanzo di Bret Eston Ellis un bel film, probabilmente non era neppure facile trarne un film; e in effetti il buon "Le regole dell'attrazione" è un film riuscito solo a metà, e neanche tanto bene; è vero che quel modo asciutto, freddo, distaccato di raccontare i malesseri generazionali che usa Ellis imponevano un certo disamore per i personaggi, una mancanza totale di coinvolgimento nei loro mini drammi, nella loro ricerca disperata di amore ma certe frasi solenni messe in bocca a James Van Der Beek (mediocre attore già nella serie televisiva Dawson's Creek) risultano essere ridicole, le performance di tutti gli attori, volutamente sopra le righe e stralunate, a lungo andare annoiano e a volte irritano. Il "riavvolgimento" delle scene, con la storia che va a ritroso, lo split screen, il montaggio veloce e frammentato sarebbero stati geniali magari trent’anni fa se nel frattempo non ci fossero già stati centinaia di video clip, spot pubblicitari e Mtv ad averli impiantati nel nostro dna di telespettatori. Neppure nella più leggera sit com per teen-ager poi ci si atteggia ormai come i baldi ragazzotti del Camden College di questo "Le Regole dell’Attrazione" (il film), l’alcool, le droghe, il sesso inoltre non scandalizzano più nessuno e se Avary pensava che premendo timidamente l’acceleratore su questo tipo di cose potesse uscirne la parte più autodistruttiva del racconto si è sbagliato un’altra volta: i reality show, la televisione spazzatura e quant’altro scorre sui nostri teleschermi ci hanno abituato a ben peggio; altro che i velati porno festini a base di cocaina e Jack Daniels che si intravedono nel film. Infine per rappresentare gli anni ottanta, durante i quali sono ambientati film e romanzo, non bastano quattro canzonette d’epoca (peraltro splendide) e un po’ di finto edonismo a ricrearne gli umori, la sostanza di quegli anni e soprattutto dell’opera letteraria di Ellis (che consiglio molto più che il film) scivola sulle immagini troppo patinate e finte di Avary. Personalmente: un "vorrei ma non posso" filmico. Deludente per chi ha amato il libro. posted by: Carter | 14:31 | commenti (3) |